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15 Giugno 2020

Si puo’ sindacare il silenzio del fisco

Il giudice può sindacare il diniego o il silenzio del fisco sull’istanza di autotutela del contribuente

«Estremamente limitata» la discrezionalità in ambito tributario a differenza dell’amministrativo: pesano valori costituzionali come legalità e equa tassazione.

Autotutela vincolata per l’amministrazione finanziaria. La Ctr Calabria ha stabilito che il giudice tributario può sindacare la legittimità del diniego o il silenzio serbato dall’amministrazione finanziaria sull’istanza di autotutela presentata dal contribuente.
A differenza dei poteri di autotutela in ambito amministrativo, quelli riconosciuti alle amministrazioni finanziarie sono caratterizzati da una discrezionalità «estremamente limitata». Ciò in considerazione del fatto che l’autotutela in materia tributaria è strettamente connessa all’attività impositiva e, dunque, assoggettata ai medesimi principi costituzionali di legalità (articolo 23), di equa tassazione (articolo 53) e buon andamento dell’amministrazione pubblica (articolo 97) nonché strumentale alla prevenzione delle controversie tra ente impositore e contribuente.
Non v’è alcuno spazio per la mera discrezionalità anche quando il contribuente abbia per incuria fatto scadere il termine di impugnazione dell’atto impositivo: ciò in quanto in uno Stato moderno l’interesse del fisco è curare che il prelievo fiscale sia in armonia con l’effettiva capacità contributiva del soggetto passivo dell’imposta
Secondo la giurisprudenza di legittimità l’autotutela non costituisce diritto soggettivo in capo all’amministrato, ma si sostanzia in un invito alla pubblica amministrazione a riconsiderare la propria attività già svolta, assumendo eventualmente atti amministrativi di secondo grado; non si tratta dell’esercizio di un diritto del cittadino: l’istanza di autotutela non costituisce un dovere in capo all’ente a provvedere né ad avviare un procedimento a ciò mirato ex articolo 2 della legge 241/90. Di conseguenza il silenzio serbato dall’amministrazione finanziaria non può produrre in capo al contribuente alcuna situazione di vantaggio, anche perché la fattispecie non rientra tra i casi in cui si applica l’istituto del silenzio-assenso indicati dall’articolo 20 della legge 241/90.
La pronuncia della Ctr Calabria si pone in contrasto anche con la sentenza 181/17 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale della norma sull’autotutela tributaria (articolo 2 quater, comma primo, del decreto legge 564/94). Secondo i giudici, affermare il dovere dell’amministrazione tributaria di pronunciarsi sull’istanza di autotutela, ammettendo l’esperibilità dell’azione contro il silenzio, aprirebbe la porta alla possibile messa in discussione dell’obbligo tributario consolidato a seguito dell’atto impositivo definitivo. L’autotutela finirebbe quindi per offrire una generalizzata “seconda possibilità” di tutela, dopo la scadenza dei termini per il ricorso contro lo stesso atto impositivo.

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