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23 Marzo 2020

Aggiornamenti in materia tributaria

Le donazioni in denaro fanno cadere l’accertamento basato sul redditometro anche quando dagli assegni non figura il nome dell’emittente.
Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 3239 dell’11 febbraio 2020, ha accolto il ricorso di un contribuente che aveva ricevuto dal padre oltre due milioni di euro.
Per i Supremi giudici, la prova del conseguimento di redditi che giustifichino le spese riscontrate ai fini dell’accertamento ex art. 38, quarto comma, d.P.R. 600 del 1973 deve essere documentale, anche se non è indicato il particolare tipo di tale documento, per cui può essere considerata qualsiasi documentazione, purché riferita oggettivamente all’entità ed alla durata dei redditi in questione.

Accertamento induttivo al socio della piccola impresa dopo la chiusura
Infatti e’ rilevante l’omessa procedura di liquidazione e la mancata presentazione del bilancio finale
Quindi se ne desume che e’ legittimo l’accertamento a carico del socio dell’impresa a ristretta base sociale dopo la chiusura quando non è stata avviata la procedura di liquidazione e non è stato presentato il bilancio finale.

Fuori dal coacervo le liberalità indirette collegate al trasferimento di immobili
La  Ctp di Milano sottolinea che nel coacervo di cui all’articolo 57 del Tus andavano escluse anche le liberalità indirette di cui all’articolo 1, comma 4 bis dello stesso decreto, pena, in mancanza, la frustrazione della finalità di legge volta ad evitare una doppia imposizione in caso di liberalità indirette collegate ad atti di trasferimento immobiliari che già assolvevano l’imposta di registro sul medesimo trasferimento. La pronuncia è stata confermata in grado di appello: poiché l’articolo 57 del Tus esclude dal novero delle donazioni rilevanti ai fini di tale disciplina quelle registrate con pagamento dell’imposta in misura fissa a norma dell’articolo 59 del Tus – tra cui ricorrono le donazioni di ogni altro bene o diritto dichiarato esente dall’imposta a norma di legge – è corretto ritenere che le liberalità indirette collegate ad atti di trasferimento immobiliare, proprio in quanto escluse da tassazione, non rilevino ai fini del “coacervo”.

 

Stop sequestro senza motivare perché il patrimonio del cessionario dei beni non basta per i debiti col fisco
Accolto il ricorso della società finita nel mirino degli inquirenti per aver alienato degli immobili nonostante il credito dell’Erario
Nell’ambito di un’inchiesta per sottrazione fraudolenta dev’essere annullato il sequestro dei beni della società cedente e indebitata con il fisco senza motivi certi del perché il patrimonio dell’azienda cessionaria non sia sufficiente a coprire il credito con l’Erario.

L’amministrazione finanziaria ben può contestare il credito d’imposta rivendicato dal contribuente anche se sono scaduti i tempi per l’accertamento senza che sia stato adottato alcun provvedimento. E ciò perché i termini di decadenza operano per i crediti del fisco e non per i debiti verso i privati. Il tutto anche quando il bonus non deve essere esposto nella dichiarazione dei redditi, come nel caso dei crediti d’imposta per dividendi regolati dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni.

 

Il contribuente che non ha la residenza nel Comune di ubicazione dell’immobile appena acquistato può usufruire delle agevolazioni fiscali sulla prima casa solo quando nel rogito ha indicato la sede lavorativa.

un contribuente può vedersi cancellare le sanzioni comminate dall’Agenzia delle Entrate a patto però che riesca a dimostrare che abbia operato in buona fede, facendo tutto quanto nelle sue possibilità per vigilare sulle azioni del professionista cui si è rivolto. Insomma, la colpa deve ricadere interamente sul commercialista, che avrebbe agito in maniera autonoma e slegata dalla volontà del professionista.

Rifiuti mai raccolti e strade come discariche,   il Comune dovrà rimborsare i cittadini
La commissione tributaria ha accolto il ricorso di 33 abitanti   che denunciando “l’inadeguata raccolta” avevano chiesto riduzione della tassa: a loro tornerà 20% del versato

 

È valida la cartella esattoriale notificata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno al portiere dello stabile, senza che ne sia necessaria una seconda per l’avviso al contribuente di avvenuta notificazione. E ciò perché l’ufficio finanziario, dunque anche il concessionario della riscossione, può utilizzare le forme semplificate del servizio postale: alla spedizione dell’atto si applicano dunque le norme in materia e non quelle di cui alla legge 890/82.

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