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23 Marzo 2020

Aggiornamenti in materia di risarcimento danni

L’ipotesi di un danno esistenziale risarcito in modo autonomo da quello biologico «è priva di fondamento concettuale e substrato fenomenologico». Il pregiudizio ex articolo 2059 Cc risulta unitario e omnicomprensivo: è costituito dalla lesione di un interesse o valore tutelato dalla Costituzione non suscettibile di valutazione economica. Vanno risarcite senza duplicazioni tutte le conseguenze dell’illecito che modificano in peggio la vita della vittima.

Dopo la morte del nonno nell’incidente stradale vanno risarciti anche i nipoti non conviventi. E ciò perché deve ritenersi in qualche modo superata la giurisprudenza di legittimità secondo cui la coabitazione dei familiari con la vittima sarebbe «un dato oggettivo», per quanto «esterno», che servirebbe a evitare la liquidazione di ristori ingiustificati. E ciò perché anche il legame fra nonno e nipote consente di presumere che il secondo patisca il danno parentale per la perdita nel primo nel sinistro, fermo restando che vanno dimostrate sia la lesione sia la consistenza del rapporto con l’ascendente.

Il carrozziere che ripara l’auto non può convenire in giudizio solo l’assicurazione del danneggiante ma anche il proprietario o comunque il conducente. Ad ogni modo, quando omette l’adempimento, il giudice ordina d’ufficio l’integrazione del contraddittorio.

 

Il direttore dei lavori risponde verso il condominio delle modalità operative scelte dall’appaltatore. Il professionista deve accertarsi della conformità del progetto, dello stato dei lavori, delle scelte esecutive e dell’informazione del committente

 

Spetta alla Regione e non alla Provincia risarcire l’incidente stradale fra l’auto e il cinghiale: non opera, infatti, la delega sul controllo degli animali selvatici se all’ente locale non sono trasferiti i fondi per organizzare le attività di vigilanza. In capo all’ente territoriale, dunque, si configura la responsabilità extracontrattuale per non dispiegato interventi per contenere il numero degli ungulati sul territorio, che costituiscono fonte di pericolo per la circolazione dei veicoli. E non c’è dubbio che sia stato l’animale vagante a causare il danno alla macchinaIl principio si discosta dalla giurisprudenza di legittimità

 

Il condomino che decide di installare una telecamera per incastrare il vicino dispettoso nel momento in cui danneggia le piante e spaventa i cani, non ottiene alcun risarcimento delle spese perché la scelta di puntare l’apparecchio nella proprietà confinante non è collegata al comportamento vandalico ma è frutto di una libera scelta.

 

L’Anas risponde di danni derivanti dal sinistro anche se l’albero caduto sulla strada si trovava su un terreno privato. L’ente, infatti, è tenuto ad attivarsi per segnalare ai proprietari del fondo la situazione di pericolo per gli utenti e farla rimuovere. L’attività di vigilanza, peraltro, può giungere fino all’adozione di provvedimenti cautelativi come la chiusura della strada alla circolazione in attesa della sua messa in sicurezza.

Sì al ricorso del consumatore che si vede negare il prestito per l’auto per colpa di un’omonimia: non serve certezza per il nesso causale fra condotta, evento e conseguenza. Irrilevante il mutuo ottenuto

Non si può escludere il risarcimento al consumatore dopo l’illegittima segnalazione alla centrale rischi solo perché non è «certo e univoco» che abbia patito una lesione all’immagine: ai fini del danno non patrimoniale vige il criterio del «più probabile che non» per accertare il nesso causale. E sul fronte patrimoniale non conta che il privato abbia poi ottenuto un mutuo dalla banca se la causa è azionata perché l’interessato si è visto negare dalle finanziarie il prestito per comprare la macchina.

 

Non basta la massima personalizzazione delle tabelle milanesi a risarcire il danno morale all’invalido
Errato invocare un criterio standard, rapportato alla lesione alla salute, per la liquidazione della sofferenza soggettiva e imporre un tetto. Stop alla sentenza che parla solo di pregiudizio biologico
Il danno morale riportato da chi è rimasto invalido dopo l’incidente stradale «sfugge per definizione a una valutazione aprioristica»: inutile dunque evocare «un criterio standard» per la liquidazione della sofferenza soggettiva, rapportandola alla gravità della lesione all’integrità psico-fisica riportata dalla vittima del sinistro. E dunque anche la personalizzazione massima in base alle tabelle milanesi del danno non patrimoniale non sono sufficienti per il risarcimento se manca un riferimento alla consistenza e alla gravità del caso concreto.

 

Dopo l’incidente stradale il danno per la riduzione o la perdita della capacità di guadagno è pari al triplo dell’assegno sociale se la vittima rimasta invalida è un precario: il criterio di liquidazione previsto dall’articolo 137, terzo comma, del codice delle assicurazioni private non si applica quando la vittima è un lavoratore dal reddito modesto ma se il danneggiato al momento del sinistro dispone di entrate che non esprimono la sua vera capacità lavorativa, il che rende impossibile ricorrere a presunzioni

 

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