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23 Marzo 2020

Aggiornamenti di diritto del lavoro

Illegittimo il licenziamento per assenza ingiustificata anche se  la sanzione è prevista dal Ccnl
Sproporzionato il provvedimento espulsivo alla lavoratrice al capezzale del partner dopo l’incidente stradale: va valutato il lungo rapporto senza precedenti disciplinari e il mancato danno al datore
Il giudice, infatti, deve valutare l’adeguatezza della misura adottata dall’azienda, che risulta sproporzionata quando il provvedimento è assunto nei confronti di un dipendente di vecchia data, senza alcun precedente disciplinare, laddove lo stesso datore non lamenta alcun danno per la condotta addebitata

 

Rientra nel calcolo del trattamento di fine rapporto anche il premio fedeltà previsto per il dipendente dalla contrattazione collettiva aziendale. E ciò perché ai fini del computo conta la qualità e non la frequenza dell’emolumento: va dunque considerata nella liquidazione anche la gratifica riconosciuta soltanto ai dipendenti di lungo corso.

 

L’azienda può liberarsi del quadro anche se gli affari vanno bene. È escluso che il datore debba legittimare il licenziamento dimostrando l’andamento economico negativo: il giustificato motivo oggettivo del recesso si configura quando la soppressione del posto consegue a un’effettiva riorganizzazione dell’impresa, che ben può essere decisa anche solo per diminuire i costi o aumentare la redditività. Se invece il giudice pretende la prova della crisi, finisce per sindacare le libere scelte dell’imprenditore nella gestione dell’attività produttiva

 

È esclusa la concorrenza sleale per storno di dipendenti e collaboratori solo perché l’impresa soffia il personale al competitor offrendo una migliore retribuzione e una sistemazione professionale più soddisfacente. L’illecito ex articolo 2598, numero 3, Cc si configura unicamente se l’imprenditore non soltanto è consapevole di danneggiare il rivale ma intende farlo e ci riesce vanificandone gli sforzi di investimento e creando effetti distorsivi nel mercato. Ma se il giudice del merito accerta il nesso causale fra le condotte illecite e la perdita patrimoniale lamentata dalla società vittima dello storno, deve liquidare il risarcimento in via equitativa.

 

. Perde il posto il lavoratore finito sotto processo per furto aggravato anche se l’azienda aspetta il rinvio a giudizio prima di formulare la contestazione disciplinare: al dipendente sospeso in via cautelare dal servizio il differimento non arreca alcun danno sotto il profilo del diritto di difesa né dell’affidamento su di un’eventuale irrilevanza della condotta. L’azienda compie una scelta discrezionale e non pretestuosa nel momento in cui attende l’effettivo esercizio dell’azione penale prima di procedere in via disciplinare contro il lavoratore.

 

. In caso di recesso per giustificato motivo oggettivo il giudice del merito deve solo controllare che è effettiva la riorganizzazione aziendale sottesa alla soppressione del posto: la scelta dell’imprenditore, infatti, non risulta sindacabile e il datore non deve provare l’andamento economico negativo per legittimare il suo provvedimento. Non si possono però ignorare assunzioni successive nelle stesse mansioni del lavoratore estromesso.

 

. Dopo che il licenziamento del lavoratore viene dichiarato inefficace, il datore non solo è costretto a ripristinare il rapporto ma risulta pure tenuto a risarcire il dipendente per i benefit dei quali non ha potuto fruire a causa del provvedimento annullato dal giudice

 

 

 

 

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