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8 Ottobre 2019

Professionista ricco e moglie divorziata impiegata

Secondo la cassazione  il contributo economico scatta solo in funzione della garanzia di un’esistenza dignitosa; dunque non esiste piu’ il parametro del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio

“…. il parametro della inadeguatezza dei mezzi o della impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive va riferito sia alla possibilità di vivere autonomamente e dignitosamente (e, quindi, all’esigenza di garantire detta possibilità al coniuge richiedente), sia all’esigenza compensativa del coniuge più debole per le aspettative professionali sacrificate, per avere dato, in base ad accordo con l’altro coniuge, un dimostrato e decisivo contributo alla formazione del patrimonio comune e dell’altro coniuge….”
Insomma..” lo squilibrio economico tra le parti e l’alto livello reddituale del coniuge destinatario della domanda non costituiscono, da soli, elementi decisivi per l’attribuzione e la quanticazione dell’assegno…..”

 

La corte territoriale ha errato “ponendo a carico della mamma l’obbligo di provvedere al solo rimborso della metà delle spese straordinarie occorrenti per la figlia, in ragione della situazione di evidenziato squilibrio tra le situazioni delle parti» e del fatto che il marito ben potesse, con le sue disponibilità, provvedere al mantenimento, ha in effetti ignorato i parametri normativi riguardanti il mantenimento dei figli tra i quali vengono in considerazione le “attuali esigenze del ragazzao”, “le risorse economiche di entrambi i genitori” e “i tempi di permanenza presso ciascun genitore”.

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