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2 Luglio 2019

La storia del matrimonio e l’assegno di mantenimento

“Va accertato se il differenziale  fra redditi è dovuto a scelte condivise nella ripartizione dei ruoli familiari col sacrificio di aspettative professionali del richiedente: contano in concreto età e durata delle nozze”
Insomma conta la storia coniugale per stabilire se la parte debole dell’unione ha diritto all’assegno divorzile.

Tutto nasce dalla  famosa sentenza 18287/18  delle  Sezioni unite civili della Cassazione “che ha riordinato la materia preferendo a un criterio astratto una causa concreta del diritto al trattamento economico, contestualizzata nella vicenda familiare: cioe’ pesano l’età, la durata delle nozze e il contributo fornito al ménage. Ed è rispetto a quest’ultimo e non al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio che va individuato il livello di reddito da garantire al richiedente.” È quanto emerge dall’ordinanza 17601/19, pubblicata il 28 giugno dalla prima sezione civile della Suprema corte.

“Insomma l’assegno divorzile ha funzione perequativa e compensativa invece che natura meramente assistenziale . Va messo da parte il criterio assoluto che valorizza l’adeguatezza o meno dei mezzi di sussistenza del richiedente. Il giudice deve verificare le condizioni economico-patrimoniali delle parti e se per il coniuge debole è impossibile procurarsi mezzi di sussistenza per ragioni obiettive. Ma è pure tenuto ad accertare se la sperequazione fra le parti è dovuta al contributo fornito dal richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale degli ex coniugi, col sacrificio delle proprie aspettative professionali e dunque reddituali.”

Insomma il corretto  ordine della verifica reddituale e’ : accertata l’inadeguatezza dei redditi bisogna stabilire le cause che hanno determinato la condizione del richiedente.

 

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