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4 Marzo 2019

Se si cadesse dalle scale della chiesa a chi ci si deve rivolgere per i danni

Il  proprietario della scalinata della chiesa  è anche il responsabile per tutti i danni che, su di essa, si verificano (a meno che determinati dall’imprudenza o dalla distrazione dell’infortunato – il cosiddetto «caso fortuito»). 

«la responsabilità da omessa custodia di un bene destinato all’attività di culto, anche se per consuetudine asservito ad un uso pubblico [e quindi frequentato dalla collettività dei concittadini], grava sul proprietario del bene [ossia la parrocchia o la diocesi] e non sull’ente territoriale su cui insiste il bene [il Comune], a meno che non sia dimostrata una detenzione o un potere di fatto dell’ente territoriale sulla cosa».

Nel caso di specie la Cassazione ritiene non sufficientemente provata la detenzione del Comune sui gradini antistanti la chiesa solo per via dell’invito, rivolto dal primo cittadino al parroco subito dopo l’incidente, «a porre la scalinata di ingresso al duomo in sicurezza».

«La semplice imposizione di un vincolo di uso pubblico  pur permettendo alla collettività di esercitarvi il diritto di servitù di passaggio, non altera il diritto di proprietà sulla medesima, che rimane privata». Tale uso, dunque, «non è di per sé in grado di trasferire il potere di fatto sulla cosa (ovvero gli oneri di custodia) sull’ente territoriale preposto alla gestione e manutenzione delle adiacenti pubbliche vie». 

Sempr enel caso di specie  la Cassazione, nel caso di specie, ha rigettato anche la domanda nei confronti della Diocesi perché non era stato dimostrato che la scala fosse sotto la sua responsabilità. 

La legge 222/85 che disciplina la successione dei beni tra diversi enti ecclesiastici, non basta «a dimostrare che la Diocesi sia proprietaria o detentrice di fatto del Duomo e delle sue pertinenze, posto che tale normativa contempla la possibilità di assegnazione di detti beni agli enti parrocchiali». 

Secondo i patti lateranensi «le chiese sono giuridicamente rappresentate dall’ordinario diocesano, dal parroco, dal rettore o dal sacerdote che, sotto qualsiasi denominazione o titolo, sia legittimamente ad esse preposto, non precisa in quali casi la rappresentanza spetti all’ordinario, al parroco, al rettore od ad altro sacerdote». 

Una legge del 1866  ancora in vigore esclude poi dal demanio pubblico tutti i beni delle corporazioni religiose soppresse; la norma ha usato l’espressione «edifici di culto» in senso empio, «sì da comprendersi non solo gli edifici destinati a chiesa, ma anche i sagrati, consistenti in un’area di distacco tra le chiese e le strade o piazze su cui prospettano».

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