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4 dicembre 2018

Il fisco e le presunzioni sugli immobili

Iil fisco non può presumere l’esistenza di un maggior corrispettivo e quindi contestare ulteriori ricavi sul terreno edificabile

La corte ricorda  «l’articolo 5, comma 3, del decreto legislativo 147/15 (decreto internazionalizzazione), in vigore dal 7 ottobre 2015 e gli articoli 5, 5 bis, 6 e 7 del decreto legislativo 446/97 che si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito».e quindi … «per le cessioni di beni immobili e di aziende nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, non è più possibile per l’ufficio presumere l’esistenza di un maggior corrispettivo, quindi contestare al contribuente maggiori ricavi o la realizzazione di maggiori plusvalenze ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, avendo come parametro di riferimento soltanto il “valore anche se dichiarato, accertato o definito” ai fini dell’imposta di registro ovvero delle imposte ipotecaria e catastale». Ie….«lo scostamento del corrispettivo dichiarato ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap rispetto al valore in comune commercio dichiarato nell’atto di compravendita, o accertato, o definito ai fini dell’imposta di registro o delle imposte ipotecaria e catastale, non costituisce una presunzione grave, precisa e concordante, idonea di per sé a legittimare l’accertamento e a porre l’onere della prova contraria a carico del contribuente».  

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