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28 Marzo 2018

Le tutele e gli effeti ccnl per il lavoratore non iscritto al sindacato :le legge brunetta

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Che effetto hanno i contratti collettivi sui dipendenti non aderenti al sindacato; i diritti dei lavoratori previsti dalla legge.

Hai appena ottenuto il tuo primo posto di lavoro e, qualche giorno dopo, sei stato contattato da un sindacalista che ti ha proposto l’iscrizione alla sua organizzazione. A fronte di una piccola trattenuta sulla busta paga ti ha promesso massima tutela nelle vertenze con il datore di lavoro nel momento in cui dovrai rivendicare i tuoi diritti: problemi di mancato pagamento di stipendio, errori nella busta paga, trasferimenti, ferie, tredicesima e quattordicesima, licenziamento, mobbing, permessi e quant’altro troveranno – a suo dire – una soluzione solo con l’adesione al sindacato. Ma che succede se non accetti? Quali tutele prevede la legge per il lavoratore non iscritto al sindacato? Lo cercheremo di scoprire nel presente articolo. Per capire però cosa spetta al dipendente che decide di non aderire al sindacato dobbiamo prima spiegare cosa sono e come funzionano i sindacati e i contratti collettivi di lavoro. Parleremo in ultimo dello Statuto dei lavoratori e delle tutele da questo disposte.

Il sindacato

Chi sono i sindacati?

I sindacati possono essere di due tipi

  • sindacati extraziendali;
  • rappresentanze sindacali in azienda, che devono essere riconosciute dal sindacato esterno e sono collegate ad esso.

La funzione principale dei sindacati extraziendali è quella di partecipare alla formazione dei contratti collettivi di lavoro che disciplinano la categoria e che – questo dettaglio è molto importante – hanno effetti su tutti i dipendenti, anche quelli non aderenti al sindacato. I sindacati poi assistono i dipendenti all’atto della soluzione delle controversie con il datore di lavoro, in sede di conclusione degli accordi e in altre situazioni di conflitto che dovessero porsi con l’azienda.

Di solito il sindacato ha la forma di una associazione.

Le strutture sindacali aggregano generalmente gli interessi dei lavoratori in base alla comunanza del mestiere (ad esempio dirigenti, piloti aerei, ecc.), tuttavia il modello prevalente in Italia è quello della categoria merceologica o per settore produttivo dell’azienda presso la quale i lavoratori sono impiegati (metalmeccanica, commercio, edilizia, ecc.) oppure per ramo d’industria o settore (come la siderurgia).

Le quote sindacali

I sindacati si mantengono grazie alle quote versate loro dai dipendenti che vi aderiscono. Le quote sono due:

  • quota associativa iniziale, per il rilascio della tessera;
  • quota sindacale, che invece è periodica.

Sono poi previste delle quote di servizio: si tratta di contributi “una tantum”, quale corrispettivo di specifici servizi richiesti occasionalmente al sindacato.

Di solito il pagamento avviene tramite “autorizzazione” che dà il dipendente al datore per trattenere una parte del suo stipendio e versarla direttamente al sindacato. Il rifiuto ingiustificato del datore di lavoro di effettuare la trattenuta e di versare la quota al sindacato designato è considerato, oltre che un illecito civilistico, una condotta antisindacale.

Come recedere dal sindacato

Il dipendente può, in qualsiasi momento, recedere dall’adesione al sindacato, ordinando al datore di non trattenere più le quote associative dallo stipendio.

I contratti collettivi

Cosa cono i Ccnl?

Il contratto collettivo nazionale di lavoro (più semplicemente chiamato Ccnl) viene concordato dai sindacati dei lavoratori e quelli dei datori di lavoro per ciascuna classe merceologica o settore produttivo aziendale. In esso vengono fissate le condizioni economico-normative del rapporto di lavoro subordinato. Si stabiliscono così gli argini per il comportamento del datore e del dipendente come:

  • minimi salariali e calcolo busta paga;
  • orari di lavoro;
  • giorni di ferie;
  • indennità;
  • periodo massimo di malattia in un anno (comporto);
  • giorni di permesso, ecc.

Efficacia del Ccnl

Anche se non è un atto del Parlamento, il contratto collettivo di lavoro ha forza di legge tra le parti. Esso vincola i sindacati che l’hanno stipulato e, a cascata, i lavoratori di quel particolare settore produttivo anche se non iscritti al sindacato. In altre parole le tutele del Ccnl valgono sia per chi ha la tessera del sindacato, sia per chi non ce l’ha.

Lo statuto dei lavoratori

L’ultimo stadio di tutela per il lavoratore dipendente è la legge. Il corpo normativo più importante che disciplina la materia è lo statuto dei lavoratori. Le sue norme, in quanto legge, si applicano a tutti i dipendenti, sia a quelli aderenti al sindacato che a quelli non aderenti.

Tutele per il lavoratore non iscritto al sindacato

Torniamo al nostro esempio iniziale: cosa perde e cosa ottiene il dipendente che si iscrive al sindacato? Innanzitutto non perde alcuno dei diritti previsti dalla legge (sia essa lo Statuto dei lavoratori o qualsiasi altra disposizione); non perde inoltre i diritti che gli sono riconosciuti dal contratto collettivo di settore i quali, come detto, valgono sia per gli iscritti che per i non iscritti al sindacato. Quindi, per quanto riguarda, ad esempio, le garanzie in caso di licenziamento, il diritto alle ferie e ai giorni di riposo, il trattamento retributivo minimo, il diritto allo sciopero, la tutela dai comportamenti discriminatori del datore di lavoro, il mobbing, i giorni di la malattia, ecc., in tutti questi casi la legge non distingue tra lavoratore iscritto al sindacato lavoratore non iscritto. Tanto per fare qualche esempio spicciolo:

  • nel caso di licenziamento collettivo, nel momento in cui l’azienda deve scegliere i lavoratori da mandare a riposo, non potrà privilegiare quelli iscritti al sindacato rispetto a quelli invece non aderenti;
  • il pagamento dello stipendio è identico sia per chi è iscritto che per chi non lo è;
  • i giorni di ferie sono uguali per tutti i dipendenti, iscritti e non.

Ma allora quali sono i vantaggi a iscriversi al sindacato? Ci sono una serie di benefici che riguardano l’assistenza in caso di necessità, consulenza e dialogo con il datore. Alcuni sindacati hanno convenzioni con sconti riservati agli iscritti come (viaggi, agevolazioni su prestiti e mutui, assicurazioni, ecc.). Ma nel campo dei diritti, tutti i lavoratori sono uguali davanti alla legge.

 

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Rinnovo contratto, i punti di attrito: se sindacati non firmano Governo potrebbe emanare atto unilaterale. Lo permette la Brunetta

di Anselmo Penna
Potrebbe il Governo emanare un atto unilaterale nel caso in cui i sindacati non firmassero il contratto di rinnovo della scuola?

Sono molti i punti che potrebbero rappresentare un momento di attrito nel confronto tra Governo e Sindacati relativamente al rinnovo del contratto.

Relazioni sindacali

Sono molte le risorse che i sindacati stanno chiederanno di spostare nella contrattazione all’interno degli istituti. Ad esempio il bonus premiale dei docenti, oltre ad alcne risorse che potrebbero confluire nel MOF.

Sanzioni disciplinari

Si tratta di una delle voci che ha subito le modifiche maggiori, che puntano ad un potenziamento dei poteri dirigenziali nell’erogare sanzioni ai docenti. Aumentano anche i campi di divieto, come ad esempio quello di non intrattenere rapporti con gli studenti attraverso i social, oltre ad un servero intervento in caso di molestie a danno degli studenti.

Permessi

Sarà, con molta probabilità, una delle voci che potrebbe subire delle modifiche. Non si conoscono ancora i particolari, di ceto è che nell’atto di indirizzo generale di tutta la pubblica amministrazione, è chiaramente scritto che si interverrà sulla tempistica di presentazione domanda per i permessi 107. Il resto lo conosceremo quando sarà presentato il testo ai sindacati.

Parte economica

85 euro lordi (ammesso che la cifra venga confermata), 40 euro netti di aumento medi sono considerati dai sindacati e dal corpo docente e ATA assolutamente insufficienti dopo tutti questi anni di blocco. Un punto che difficilmente potrà trovare una soluzione di facile portata, dato che le risorse non sono aumentabili in tempi brevi. Altro punto non chiarito riguarda la distribuzione degli aumenti. Si parla chiaramente di aumenti medi, quindi bisognerà decidere i criteri per la distribuzione. Vedremo se saranno criteri oggettivi legati alle medie di guadagno dei dpendenti o se seguiranno “criteri meritocratici”.

Formazione dei docenti

Anche qui si attende il testo dell’ARAN, anche se indiscrezioni raccolte dalla nostra redazione vogliono che la proposta punti a trasformare la formazione in obbligatoria, non retribuita e fuori dall’orario di lavoro. Ipotesi che potrebbe non garbare ai sindacati.

Aumento delle ore lavorative

Si tratta di una proposta presente nella proposta avanzata ai sindacati che vuole portare come obbligatorie le ore che, fino ad oggi, i docenti hanno svolto volontariamente e concedendo ai dirigenti facoltà di assegnare tali compiti senza un tetto per il numero di incarichi ai docenti.

Atto unilaterale

Potrà il Governo, in caso di mancanza di firma da parte dei sindacati, emanare un atto unilaterale, anche per la parte economica? La risposta è affermativa e a permetterlo è la Legge Brunetta.
Bisognerà, però, chiedersi se in piena campagna elettorale al Governo convenga un atto che forzi la mano ad una intera categoria con la quale ha avuto già motivo di attriti.

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