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17 Marzo 2018

Mobbing,ppersecuzione e reato di maltrattamenti

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La Cassazione  ricorda che le pratiche persecutorie ai danni del lavoratore, finalizzate alla sua emarginazione (“mobbing”) possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia ma «esclusivamente qualora il rapporto tra il datore di lavoro e il dipendente assuma natura para-familiare, in quanto caratterizzato da relazioni intense e abituali, dal formarsi di consuetudini di vita tra i soggetti, dalla fiducia riposta dal soggetto più debole del rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia, e come tale destinatario, quest’ultimo, di obblighi di assistenza verso il primo».
“Si crea lo stato di subordinazione/soggezione allorche’ il lavoratore perseguitato si trovi in una condizione di sostanziale “giogo” rispetto al datore di lavoro, ossia in uno stato nel quale lo stesso sia costretto ad accettare il sopruso, le mortificazioni e un sostanziale isolamento, avendo cura di evitare qualsivoglia forma di ribellione per scongiurare il pericolo di incorrere in possibili sanzioni, finendo con il subire la propria autosvalutazione come male minore o, comunque, come conseguenza inevitabile del proprio stato».

 

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