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21 Ottobre 2017

Ancora sull’assegno di mantenimento , divorzio, perdita di chance e figli

'assegno di mantenimento , divorzio, perdita di chance ,figli

La logica conseguenza di ciò e’ che l’unione non ha intaccato le capacità economiche del coniuge debole

“e occorre valutare innanzitutto se, dal momento in cui si è sciolta la comunione spirituale e materiale propria della convivenza matrimoniale, ciascuna delle parti ha comunque la possibilità di provvedere autonomamente a se stessa ovvero proprio il matrimonio ha determinato una modifica pressoché irreversibile nelle chance di lavoro e di affermazione professionale di ciascuna parte, proprio in ragione del contributo prevalente o esclusivo fornito alla comunione matrimoniale, modifica che rende oggettivamente impossibile provvedere a se stessi in maniera adeguata e consona al tenore di vita goduto in corso di matrimonio”….. “A tale proposito,il matrimonio di cui oggi viene pronunciato il divorzio non ha sicuramente inciso sulle prospettive di vita e quindi anche lavorative dei coniugi. Infatti, al fine di valutare quanto il matrimonio possa avere modificato le chance lavorative delle parti appare sufficiente valutare alcuni elementi oggettivi quali il fatto che il matrimonio è stato di breve durata (solo tre anni e mezzo), ossia una durata tale da non determinare una esclusione permanente nel tempo dal mondo del lavoro e che dallo stesso non siano nati figli.
In assenza di prole, infatti, a nessuna delle parti è stato richiesto un investimento di tempo ed attenzione nell’accudimento di questi, accudimento che in assoluto comporta difficoltà sul piano lavorativo e che determina, spesso, una scelta di divisione dei compiti tra i coniugi.”
Ed inoltre … “la donna sia prima che dopo le nozze ha avuto occasioni lavorative e che il matrimonio non ha quindi determinato una preclusione alle occasioni lavorative determinando una fuoriuscita dal mercato del lavoro in relazione alle aspettative prematrimoniali. Neanche si sono interrotti progetti o studi sicché la capacità professionale e lavorativa della signora sono rimaste immutate nonostante il matrimonio. La stessa, peraltro, già prima del matrimonio aveva avuto un figlio e questo non le aveva impedito di accedere al mondo del lavoro. …..si tratta di una circostanza che fa desumere che un matrimonio di soli tre anni, senza alcun impegno verso figli nati dal matrimonio, non può quindi avere costituito un ostacolo oggettivo al proseguimento di una attività lavorativa che la signora aveva meritevolmente dimostrato di saper coltivare e gestire contestualmente all’accudimento di un altro figlio”

 

Insomma il matrimonio, rectius, il suo fallimento, non ha determinato alcuna perdita di chance

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