Close

5 Luglio 2017

Come richiedere le somme pagate indebitamente al fisco

pvc,accertamento,elusione

Se hai versato al fisco più soldi di quanti richiesti o hai pagato alcune tasse non dovute, certamente sarai interessato a scoprire come poter richiedere al fisco la restituzione delle somme indebitamente devolute.

Come e cosa richiedere?

Occorre presentare un’istanza nella quale sono spiegate le ragioni per cui si ritiene di avere diritto al rimborso (es: calcolo errato dell’importo/ agevolazione non attribuita…). A questa istanza occorre poi allegare la prova del versamento eseguito o le certificazioni delle ritenute subite.

Qualora la domanda di rimborso non sia accolta il contribuente può presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente entro 60 giorni dalla comunicazione del rifiuto. In ogni caso, qualora la domanda riguardi una somma fino a 20 mila euro, il ricorso alla Commissione Tributaria deve obbligatoriamente contenere la domanda di mediazione mediante la quale il contribuente, prima di rivolgersi al giudice tributario, chiede in via preliminare all’ente stesso di riesaminare l’atto attraverso il reclamo, esponendo le stesse ragioni del ricorso tributario ed accompagnando tale richiesta con una proposta di accordo (la mediazione, appunto). Se entro 90 giorni dalla presentazione della domanda non arriva alcuna risposta, la richiesta si deve intendere rifiutata e si può presentare il ricorso vero e proprio.

Entro quanto tempo?

La prima istanza deve essere presentata in tempi diversi, a seconda del tipo di tassa:

  • 5 anni per le imposte locali: ad esempio, l’Imu (la tassa sulla casa) o la Tari (la tassa sui rifiuti);
  • 4 anni per il rimborso di ritenute e versamenti di imposte dirette (quelle, cioè, che colpiscono il reddito): ad esempio, l’Irpef;
  • 3 anni per il rimborso delle imposte indirette (come quelle da pagare quando si acquista un immobile): ad esempio l’imposta di registro, di successione o quella di donazione o, ancora, l’imposta di bollo;
  • 2 anni se non specificato diversamente, come per l’Iva.

A chi rivolgersi?

Anche l’ente a cui indirizzare la domanda è diverso sempre in riferimento al tipo di tassa o imposta:

  • per le imposte dirette, il rimborso va chiesto all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente al momento della dichiarazione dei redditi;
  • in caso di imposte indirette la richiesta deve essere indirizzata all’ufficio dove è stato registrato l’atto o la successione;
  • se le imposte sono locali bisogna rivolgersi al Comune a cui si è versato il tributo.

 Come funziona il rimborso?

Se le ragioni del contribuente vengono riconosciute, gli saranno restituite tutte le somme indebitamente pagate tramite un bonifico sul conto corrente (bancario o postale), comunicando i dati in questione (codice Iban) o attraverso la domanda di rimborso oppure attraverso il canale Fisconline presente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.  Se tuttavia la comunicazione di questi dati dovesse mancare, il rimborso avverrà in modalità diverse a seconda della cifra da restituire:

  • se è inferiore o pari a 999,99 euro l’Agenzia invita il contribuente a presentarsi in un qualsiasi ufficio postale;
  • se è compresa tra 999,99 e 51.645,69 euro, il contribuente deve comunicare i dati del suo conto compilando un modello apposito e consegnandolo in Posta;
  • per gli importi superiori a 51.645,69 e per i rimborsi dei soli interessi, il rimborso avviene esclusivamente tramite accredito su conto corrente bancario o postale.

Se il versamento riguarda somme che il contribuente non doveva affatto versare perché non si è tenuto contro di un’agevolazione, il termine di due anni per poter richiedere il rimborso inizia a decorrere solamente nel momento in cui il procedimento con cui il fisco verifica che effettivamente il soggetto abbia diritto all’agevolazione si conclude. Se, invece, il beneficio fiscale viene introdotto dopo aver effettuato il pagamento con una norma che vale anche per il passato, quindi retroattiva, il termine per il rimborso di quanto pagato in più scatta dalla data di entrata in vigore della nuova norma.

Qualora invece l’indebito versamento sia costituito dal pagamento di una determinata tassa prevista dalla legge che tuttavia viene successivamente dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, il termine per poter chiedere il rimborso inizia a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza. Se tuttavia l’illegittimità viene dichiarata dalla Corte di Giustizia Europea, il termine per presentare la domanda di rimborso scatta dalla data di versamento dell’imposta.

Se il rimborso è stato già riscosso?

Se il contribuente si accorge che il vaglia o il rimborso postale risultano già riscossi ma non gli risulta di averlo mai incassato, non gli resta che fare denuncia all’autorità giudiziaria. Se si tratta di un rimborso ritirato in contanti in un ufficio postale, può rivolgersi a uno sportello dell’Agenzia delle Entrate il quale richiederà alle Poste la copia della ricevuta di riscossione del rimborso. A questo punto, bisogna controllare la firma apposta sulla quietanza: se non è la sua, può fare causa, sollevando querela di falso.

error: Contenuto protetto
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.