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5 Giugno 2017

Strada non protetta a sufficienza: l’ente locale risponde dei danni

Con ordinanza n. 10916/2017, la Suprema Corte rigettato il ricorso proposto da una provincia, citata in giudizio per il risarcimento dei danni subiti dal proprietario di un veicolo circa un sinistro avvenuto su strada di cui l’ente stesso era custode ed in ragione di una non sufficiente protezione del tratto. L’automobilista, difatti, sbandava ed invadeva la corsia opposta, finendo nella scarpata sottostante.

Con la suddetta ordinanza la Cassazione ha confermato la decisione di merito che attribuiva all’ente la piena responsabilità dell’incidente, ritenendo del tutto infondate le censure della provincia stessa: La prima secondo cui l’ente proprietario della strada può essere chiamato a rispondere solo dei danni causati da «insidie imprevedibili» appare manifestamente infondata risultando l’imprevedibilità del pericolo certamente non il presupposto della responsabilità del proprietario della strada. Tale imprevedibilità può costituire difatti «unicamente la circostanza dalla quale desumere la sussistenza d’un maggiore o minore concorso di colpa della vittima (c.d. fortuito accidentale), nel senso che quanto più il pericolo era prevedibile, tanto meno potrà dirsi incolpevole la condotta della vittima». La seconda censura riguardava invece il Dm. 223/92. La Suprema Corte chiarisce che, è vero che il decreto rispetto a una determinata strada non impone «in astratto l’adozione di misure di sicurezza», ma tale circostanza non esime l’amministrazione pubblica «dal valutare in concreto, sempre e comunque, se quella strada possa costituire un rischio per la sicurezza degli utenti».

Pertanto, in conclusione, seppur non obbligatoria l’adozione di misure di sicurezza, la Pa deve sempre verificare se il particolare tratto può essere un rischio per la sicurezza degli utenti.

Cassazione n. 10916/2017

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