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19 Maggio 2017

Scioglimento del matrimonio e cessazione degli effetti civili, parte I

Una volta sciolto il matrimonio o cessati gli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio religioso sulla base dell’accertamento giudiziale, passata in giudicato, che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuto ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dalla legge, il rapporto matrimoniale si estingue definitivamente sul piano sia dello status personale dei coniugi i quali perciò devono considerarsi persone singole; come pure si estingue i rapporti economico patrimoniali il reciproco dovere di assistenza morale e materiale fermo ovviamente, in presenza di figli, l’esercizio della responsabilità genitoriale con i relativi doveri e diritti da parte di entrambi gli ex coniugi.

Ciò verificatosi occorre discutere  del diritto all’assegno di divorzio da parte del coniuge più debole:

esso è ovviamente condizionato dal previo riconoscimento, in base all’accertamento giudiziale, della mancanza di mezzi adeguati dell’ex coniuge richiedente l’assegno o comunque dell’impossibilità dello stesso di procurassero per ragioni oggettive…

Quindi il diritto all’assegno di divorzio è riconosciuto all’ex coniuge dal cd “sintagma” normativo “mezzi adeguati”  e “impossibilita’ di procacciarne altrmezzi di sostentamento”. O meglio ancora l’individuazione dell’indispensabile parametro di riferimento al quale rapportare la adeguatezza o inadeguatezza dei mezzi del richiedente l’assegno e, inoltre la possibilità o impossibilità dello stesso di procurarseli.

Tali oneri di prova vanno posti evidentemente a carico di colui che richiede l’assegno.

Attualmente il parametro condizionante è fissato sul tenore di vita matrimoniale: la cassazione ha ritenuto che tale orientamento non sia più attuale e ciò sulla base delle seguenti considerazioni:

1)Il parametro tenore di vita collima con la natura stessa dell’istituto del divorzio e con i suoi effetti giuridici; con la sentenza di divorzio rapporto matrimoniale si estingue sul piano non solo personale ma anche economico patrimoniale.

2) ancora il parametro tenore di vita non collima più con la nozione di persona singola e non già più come parte di un rapporto matrimoniale ormai estinto anche sul piano economico patrimoniale

3) la necessaria considerazione da parte del giudice del divorzio del preesistente rapporto matrimoniale anche nella sua dimensione economica e patrimoniale oltre che di durata è normativamente esplicitamente prevista solo per l’eventuale fase del giudizio avente ad oggetto la determinazione dell’assegno ossia quanto il coniuge più forte di badare al coniuge più debole e quindi la fase della quantificazione dell’assegn deve essere preceduto dalla fase positiva del sé l’assegno deve essere dato ;

4) per di più il parametro del tenore di vita induce inevitabilmente una inammissibile e indebita commistione tra le due fasi del giudizio e i relativi accertamenti: dicono le sezioni unite già dal 1990: ” lo scopo di evitare rendite parassitarie ingiustificate proiezioni patrimoniali di un rapporto personale sciolto può essere raggiunto utilizzando in maniera prudente, in una visione ponderate globale, tutti i criteri di quantificazione sopra descritti che sono idonei ad evitare siffatte rendite ingiustificate nonché responsabilizzare il coniuge che pretende l’assegno imponendogli di attivarsi per realizzare la propria personalità nella nuova autonomia di vita alla stregua di un criterio di dignità sociale “

5) quindi non è da ieri che le sezioni unite della cassazione si sono fatte carico della necessità di contemperare l’esigenza di superare la concezione patrimoniali districa del matrimonio inteso come se sistemazione definitiva perché il divorzio è stato assorbito dal costume sociale con l’esigenza di non turbare i parametri sociali caratterizzati dall’attuale esistenza di modelli di matrimonio più tradizionale anche perché solo in epoca molto anteriore alla riforma

 

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