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1 Gennaio 2017

Lavoratore esasperato, insubordinazione lecita

Se il lavoratore è esasperato da una situazione lavorativa insostenibile tale da determinare insubordinazione, il licenziamento non è lecito.

Difatti, la Suprema Corte, in una recente sentenza del dicembre 2016 n. 26930/16, ha riconosciuto la legittimità della reazione, anche se esagerata, nei confronti di una superiore, qualora la condotta insubordinata del dipendente è solo frutto di uno sfogo personale come conseguenza di un clima lavorativo esasperato. Pertanto la provocazione è ritenuta come causa che giustifica un comportamento di per sé illegittimo.

Dato questo assunto è pertanto illegittimo il licenziamento per giusta causa – senza quindi preavviso –  del dipendente che abbia litigato con il proprio superiore gerarchico.

Perché si possa parlare di insubordinazione come causa di licenziamento è necessario il dolo, quindi la volontà e la consapevolezza di opporsi con fermezza e violenza ad un ordine del proprio superiore. Tuttavia queste circostanze non ricorrono quando l’invettiva è solo una reazione – sebbene non immediata e contestuale – all’altrui comportamento provocatorio o a un clima di tensioni dettato dall’ambiente generale e quindi è effetto di una causa non risalente direttamente alla volontà del dipendente ma ad altre circostanze estranee alla sua sfera.

 

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