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10 aprile 2018

Ancora sulla unitarietà tra contestazione e sanzione disciplinare

crisi,costi,azienda,lavoratore,reimpiego,mansioni ,datore di lavoro,Danno non patrimoniale da personalizzare a seconda dell’esperienza di vita della vittima Il giudice può discostarsi dal ristoro forfettariamente fissato sulla base delle tabelle solo in relazione a circostanze concrete. Insufficiente citare patemi, aiuti di terzi, iter clinico. Via libera al danno esistenziale in favore dei parenti La Cassazione fissa una serie di paletti per il risarcimento del danno non patrimoniale facendo presente che la personalizzazione del ristoro, più alto rispetto a quello forfettariamente fissato sulla base delle tabelle, non può prescindere dalle esperienze di vita del danneggiato. Sono insufficienti le voci generiche che rinviano all’iter clinico, agli aiuti di terzi, alle rinunce, ai motivi particolari, alla visibilità. Insomma è richiesta da parte del giudice una maggiore contestualizzazione. Ma non è tutto. Con la stessa sentenza, - la n. 21939 di oggi – la terza sezione civile ha inoltre dato il via libera al risarcimento del danno esistenziale in favore dei parenti di chi ha subito l’incidente, anch’esso da personalizzare al di là delle tabelle. Il caso La vicenda riguarda un incidente d’auto nella quale un uomo aveva riportato una grave invalidità, liquidata sulla base delle tabelle di Roma e aumentata, ad avviso della Corte d’Appello della Capitale, sulla base di circostanze concrete. Il giudice in sentenza aveva citato la chirurgia, gli aiuti di terzi, le rinunce, i motivi particolari. Insomma, tutte circostanze, queste, che chiunque avrebbe sofferto dopo un grave incidente. Ora la Cassazione ha accolto il ricorso dell’assicurazione chiedendo ai giudici che liquidano questi danni di circostanziare in modo più dettagliato la decisione. In fondo alle motivazioni Piazza Cavour ha infatti affermato che «con riguardo alla liquidazione del danno non patrimoniale, ai fini della c.d. personalizzazione del danno forfettariamente individuato (in termini monetari) attraverso i meccanismi tabellari cui la sentenza abbia fatto riferimento (e che devono ritenersi destinati alla riparazione delle conseguenze 'ordinarie' inerenti ai pregiudizi che 'qualunque' vittima di lesioni analoghe 'normalmente' subirebbe), spetta al giudice far emergere e valorizzare, dandone espressamente conto in motivazione in coerenza alle risultanze argomentative e probatorie obiettivamente emerse ad esito del dibattito processuale, le 'specifiche' circostanze di fatto, 'peculiari' al caso sottoposto ad esame, che valgano a superare le conseguenze 'ordinarie' già previste e compensate dalla liquidazione forfettizzata del danno non patrimoniale assicurata dalle previsioni tabellari; da queste ultime distinguendosi siccome legate all'irripetibile singolarità dell'esperienza di vita individuale nella specie considerata, caratterizzata da aspetti legati alle dinamiche emotive della vita interiore o all'uso del corpo e alla valorizzazione dei relativi aspetti funzionali, di per sé tali da presentare obiettive e riconoscibili ragioni di apprezzamento (in un'ottica che, ovviamente, superi la dimensione 'economicistica' dello scambio di prestazioni), meritevoli di tradursi in una differente (più ricca e, dunque, individualizzata) considerazione in termini monetari, rispetto a quanto suole compiersi in assenza di dette peculiarità».

“La diversità dei fatti posti dall’azienda a fondamento del provvedimento di recesso costituisce una palese violazione dell’articolo 7 dello statuto dei lavoratori”

Insomma nel caso specifico il licenziamento del lavoratore per mancata comunicazione di una pendenza penale non indicata nella contestazione disciplinare ma presente solo nell’atto di recesso determina la nullità del licenziamento

 

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